Le sue opere, perlopiù paesaggistiche, si sono fatte apprezzare sia per la raffinatezza e densità delle campiture cromatiche e tonali che per l’eleganza del tratto, ma soprattutto per l’inventiva di creare ingrandimenti lenticolari all’interno delle panoramiche che conferiscono una magica duplice visione al dipinto. 

Fabio Carisio

 
 
UN “PAESE” NEL MONDO
Opere di Osvaldo Mascarello
Osvaldo Mascarello nasce nelle Langhe, in Piemonte, dove sogna di ritornare, almeno, con la memoria.
Fin da giovane dimostra una predisposizione per il disegno e grazie a questa sua inclinazione è portato a ricordare e celebrare la sua terra di origine.
E’ la memoria che lo ripaga del suo lungo peregrinare per un lavoro interessante di ricerca e di scienza, ma che però lo ingabbia, esasperando il desiderio di “libera natura” e “libero racconto”.
Affiorano dunque, per ora, ancora memorie di vagabondaggio attento a ciò che lo colpisce delle bellezze paesaggistiche, dei monumenti, dei templi della storia e dei costumi di popoli asiatici, indiani, secondo le ultime frequentazioni. Ma nell’animo dei grandi viaggiatori, per diletto o per obbligo, ritorna sempre struggente il desiderio dei ritorni ai luoghi di appartenenza e agli affetti cari. Quel luogo, quel paese da tempo lasciato per il piacere di ritrovarlo, è La Morra, cuore pulsante della Langa più produttiva.
Molte attenzioni pittoriche sono dedicate al paesaggio delle vigne, dei castelli che disegnano una collina.
La strada è infinita e va verso l’orizzonte tagliando vigne ordinatissime verso traguardi ignoti.
Le opere di Osvaldo Mascarello fanno riflettere sempre: come le “donne partigiane” con fucili e biciclette abbandonate e le rappresentazioni religiose della natività, passione e resurrezione.
Un taccuino di viaggio, dalle Langhe a Pechino, dove emergono riferimenti simbolici, bellezze architettoniche, conoscenze dirette da “fissare” per non dimenticare.
Il mezzo pittorico una esigenza innata al racconto intimo ed emozionale.
Anche la fotografia lo ha sempre appassionato, ma anche questo è stato un modo per “fissare” presenze da elaborare poi. Dopo il carboncino e l’acquerello, ora è l’olio su tela che lo aiuta a ricordare, lasciando traccia indelebile nei suoi quadri. La tecnica è pulita e limpida come il candore fanciullesco del suo racconto artistico che lo spinge a proporsi in mostra per condividere quel desiderio di “radice” che è il frutto dei suoi sogni, il sogno di molti, per fortuna.
 

Claudia Ferraresi

 
 
 
METTIAMO LE OPERE IN COMUNE
Commento all’opera “Riflessi d’autunno sulle colline di Calosso”
Nelle opere di Osvaldo Mascarello si percepisce in modo prorompente l’amore ed il profondo legame con le Langhe, sua terra natale. Mascarello è un viaggiatore instancabile, la sua attività professionale lo ha portato in diversi luoghi del mondo, e da questi viaggi è tornato con nuove suggestioni per la sua produzione artistica. Eppure nelle sue tele è sempre presente il paesaggio piemontese, con il declinare delle colline, i paesi che si affacciano silenziosi sui bricchi, i filari delle vigne cariche di uva. In “Riflessi d’autunno sulle colline di Calosso” il paesaggio delle vigne e delle colline è visto attraverso una sorta di cannocchiale, che circoscrive la sua composizione in un cerchio lenticolare e magico. E’ un’opera ricca di suggestioni tonali e cromatiche, avvolta nella luce del sole autunnale, che ne accresce il senso di serena malinconia. Quella nostalgia che Osvaldo Mascarello porta sempre con sé, anche quando è lontano dalla sua terra.
 

Paolo Levi