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LA VETRINA DELL'ARTE

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FRA GALGARIO A VARESE
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Monet a Milano
NEOIMPRESSIONISTI A MILANO
Botta - Il pittore delle Langhe
I Futuristi a Milano
L'arte di Aldo Parmigiani
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Il talento di Carlo Pasini
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Camillo Francia
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Gaudenzio Ferrari al Borgogna
GUGGENHEIM A VERCELLI: Chagall, Dalì, De Chirico, Delvaux, Ernst, Fini, Mirò, Moore, Picasso
Picasso fotografo
Incontro con Arnaldo Pomodoro
Bonalumi pittore e poeta
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Ballantini: trasformista e pittore
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Magia di fiori: da Durer a Knight
Artista allo specchio: Mark Kostabi
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Il museo: Maioliche a Varallo
I pittori del mare a quadretti
Fiorenzo Rosso
Arte a confronto: Piero Gilardi

Le riviste


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Il Kostabiman tra manierismo e metafisica

 di STEFANO COSENZ

piccoli vantaggi e grandi capacità
nella biografia di un artista di successo

Sono le piccole cose della vita le vere esperienze che hanno influito sul mio lavoro, come in un gioco a scacchi, un accumulo di piccoli vantaggi per vincere, per avere successo nel mondo dell’arte… Bisogna credere di essere più importanti di Picasso… tutti gli artisti credono in questo, ma hanno paura di confessarlo”

(Mark Kostabi)

Mark Kostabi, nato a Los Angeles in California, nel 1960, da genitori estoni, si trasferisce nella Grande Mela dai primi anni ’80, anni in cui si respirava l’inebriante esperienza della Pop Art. Qui conosce Andy Warhol che eserciterà sul giovane artista una notevole influenza e gli ispirerà quella libertà nell’appropriarsi del mondo che saprà interagire nelle opere di Kostabi con «la melancholia di De Chirico, il chiaroscuro di Caravaggio, lo sfumato del Perugino, il surreale di Magritte». Qui nasce il suo Kostabiman, l’iconica silhouette bianca senza volto, senza capelli, appena distinguibile fra maschio e femmina. Qui, a Soho, nasce il Kostabi world, mix di industria seriale e performance mediatica, dove i suoi allievi lavorano in accordo alle sue precise istruzioni, a guisa delle antiche botteghe rinascimentali di Giotto, Raffaello, Michelangelo, per produrre opere simili fra loro, ma non del tutto: in qualche colore o dettaglio si differenziano sempre, per rimanere uniche. Qui ogni venerdì, critici, artisti e celebrità si riuniscono al tavolo giallo del suo Game Show, propongono titoli per le sue opere, che verranno votati da una giuria: «per ogni titolo scelto - ci spiega Mark -  pago 20 dollari. Anche Magritte invitava ogni giovedì artisti e poeti per mettere il loro titolo nel cappello magrittiano». Poi nel ’96 si trasferisce a Roma ove soggiorna per almeno sei mesi l’anno; città, di cui lui è innamorato: «mi offre una tranquillità impensabile a Manhattan». Compra casa a piazza Vittorio, ha uno studio dove organizza il lavoro e soprattutto compone musica per piano. E dopo le sue grandi esposizioni monografiche a Tokyo nel 1992 e a Tallin in Estonia nel 1998, proprio la recente nuova grande mostra a lui dedicata nel Chiostro del Bramante riveste per Mark un momento cruciale della sua carriera.

continua...
 
 
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