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LA VETRINA DELL'ARTE

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Botta - Il pittore delle Langhe
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ASTE MEETING ART
Camillo Francia
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GUGGENHEIM A VERCELLI: Chagall, Dalì, De Chirico, Delvaux, Ernst, Fini, Mirò, Moore, Picasso
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Artista allo specchio: Mark Kostabi
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Il museo: Maioliche a Varallo
I pittori del mare a quadretti
Fiorenzo Rosso
Arte a confronto: Piero Gilardi

Le riviste


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La scarpina concupiscente

   Ventitrè anni (1973-2006) di talentuosa ricerca morfocromatica in una geniale applicazione alla scarpa - sul filo del vezzoso fronzolo artistico e dell’occasionale deriva di un capzioso feticismo - sono di scena al Castello Sforzesco di Vigevano fino al 19 novembre. Là, accanto al Museo Internazionale della Calzatura, si celebra in 120 esemplari l’estro travolgente della celeberrima Vivienne Westwood, l’anarchica stilista inglese che partendo dalle sue origini punk col lancio dei Sex Pistols affinò le sue creazioni adattandole ai gusti sofisticati delle femme fatale più bramose di osare ed incantare al tempo stesso. Un’artista che nella maturità seppe plasmare il suo stile in una «adesione formale e ideale al Rococò, la grande scuola europea dedita alla spettacolarizzazione del superfluo, della galanteria birichina, del fantastico visionario - rappresenta Matteo Guarnaccia curatore della mostra insieme a Luca Beatrice - La calzatura westwoodiana esplode come la croissant di Maria Antonietta intinta nella tinozza di Marat; è l’interpretazione postmoderna della scarpina oggetto volante, concupita e concupiscente, che si stacca maliziosamente dal piedino della damina dondolante de “Les hazard heureux de l’escarpolette” (1767) di Jean-Honoré Fragonard». Come ben cesella ancora Guarnaccia Vivienne Westwood «offre alla donna-cortigiana, padrona di se stessa, fastosi piedistalli per ottenere onori, visibilità strategica e posture ardite». Un’altalena di feerica emozione e voluttuosa acrobazia di tutti i sensi, in cui persino il sicuro incedere delle Dive può vacillare. Opere d’arte, prima che calzature: «piattaforme trampolate, elegie dell’integrità concettuale e dell’elitarismo, magnificamente ingovernabili» capaci di portare allo smacco di una caduta persino la pantera delle passerelle.

 In ossequio alla carismatica dama duchessa Beatrice d’Este - regina nell’esposizione permanente del Castello Sforzesco - prende le mosse il parallelismo con Vivienne Westwood sulla medesima creatività audace, indomita curiosità di ricerca, salace provocazione, basate sulla profonda conoscenza di storia e società; un legame che dalla Pianella (XV sec) attribuita alla prima si giunge al vertiginoso e ormai mitico modello Super Elevated Gillie (1993-1994) di “Queen Viv”, reo della caduta di Naomi Campbell durante una sfilata. «Un innesto stregato che promette e regala alle eroiche arrampicatrici l’esperienza sublime di rasentare i precipizi della frivolezza...» sentenzia arguto Guarnaccia.

continua...
 
 
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