ALBA CAPITALE NAZIONALE DELL’ARTE CONTEMPORANEA 2027. Sebbene senza Museo, succube dell’Avarizia Ferrero (che paga le tasse all’estero) e con Evento Clou Deja Vu

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di Fabio Giuseppe Carlo Carisi

Ho atteso settimane prima di valutare se pubblicare questo articolo che sbugiarda i millanatatori di una presunta città vocata all’arte contemporanea che ovviamente. soprattutto a causa delal specifica ignoranza del governatore piemontese Alberto Cirio (albese senza grandi meriti in città), appare come una vergognosa e propagandistica campagna politica più che come una reale valorizzazione del ben poco esistente sotto il profilo artistico.

Rammentiamo che Cirio è vicesegretario nazionale de partito di Forza Italia del goveno Meloni e, pertanto, ha avuto facile gioco a conquistare un risultato che avrebbe potuto essere un enorme valore aggiunto, in un territorio culturalmente preparato, ma rischia di essere un boomerang negativo devastante essendo il governatore tutto concentrato soprattutto sulle speculazioni di guerra…

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L’Aria Fritta della Regione Piemonte

“Una giornata straordinaria da incorniciare per tutti i piemontesi. Una vittoria della squadra, di un dossier credibile come ‘Fabbriche del vento’, costruito da istituzioni pubbliche e private che hanno lavorato insieme e che rafforzeranno il sistema dell’arte contemporanea piemontese sempre più attraente e riconosciuto a livello nazionale e internazionale. È particolarmente significativo poi che questo riconoscimento arrivi in Piemonte alla vigilia delle Settimane dell’arte contemporanea di Torino e che saranno ora ancora più ricche”

E’ l’ARIA FRITTA di un comunicato della Regione Piemonte diffuso dall’ufficio stampa

“Sappiamo che ora c’è molto da fare e lo faremo insieme” : è il commento rilasciato dal presidente della Regione Alberto Cirio e dall’assessore alla Cultura Marina Chiarelli subito dopo la proclamazione effettuata dal ministro della Cultura Alessandro Giuli nel corso della cerimonia ufficiale che si è svolta nella Sala Spadolini del Ministero alla presenza della giuria di valutazione e dei rappresentanti delle città finaliste” prosegue la nota

Il Piemonte e Alba hanno dimostrato che la cultura è un linguaggio condiviso, e che l’arte è capace di unire energie e persone. Questo riconoscimento è un ulteriore prezioso passo per continuare a costruire un Piemonte dove l’arte non resta chiusa nei musei, ma innerva le comunità e la nutre tutti i giorni. È la conferma che investire nella bellezza e nel talento è una scelta che ripaga sempre. Il nostro ringraziamento va a tutti coloro che insieme a noi hanno reso possibile questo risultato: il sindaco di Alba Alberto Gatto, la presidente del comitato promotore della candidatura Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, il critico d’arte Nicolas Ballario e il presidente Fondazione San Patrignano Roberto Spada, i sostenitori e tutti coloro che in questi mesi hanno lavorato con passione e impegno per rendere possibile questa straordinaria vittoria”.

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«La nostra visione è quella di rendere Alba e il suo territorio un laboratorio di innovazione culturale dove l’arte contemporanea diventi leva di sviluppo e coesione – evidenzia Patrizia Sandretto Re Rebaudengo – La immaginiamo come un seme destinato a germogliare e a lasciare un’eredità oltre il 2027. Non una capitale isolata, ma diffusa, con Bra, le Langhe, il Roero e il Monferrato. Il titolo trae ispirazione dalle tele di Pinot Gallizio, cui sarà dedicata una grande mostra. Accanto a questa, un progetto su Roberto Longhi e la Grande biblioteca dell’arte, intitolata a Luca Beatrice. In posizione centrale il progetto, voluto da Letizia Moratti, del nuovo spazio espositivo della Fondazione San Patrignano e di Associazione Genesi, che punta a rigenerare il territorio attraverso l’arte, creando un luogo accessibile nel cuore delle Langhe. Il programma comprenderà anche la Biennale delle Langhe, diffusa sul territorio Unesco, con artisti di fama mondiale».

Non merita grandi commenti questo comunicato per due motivi:

La Grande Mostra, su un’Artista Mediocre, che c’è già…

La mostra su Pinot Gallizio, importante e falcoltosa farmacista con una mediocre quotazione mondiale (15-20 mila euro ad opera) sulle sue opinabili opere di art industriale, è già in essere presso una delle sedi espositive di Alba.

«La mostra “Era Gallizio”, organizzata dalla Città di Alba in collaborazione con l’Archivio Gallizio di Torino, il Centro Studi Beppe Fenoglio e con il supporto della GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino – e della Fondazione Ferrero, dal 12 aprile ad oggi ha riscontrato una buona affluenza di pubblico e un grande interesse da parte dei professionisti e degli appassionati di storia dell’arte. L’Amministrazione comunale ha pertanto il piacere di comunicare che la mostra sarà prorogata e sarà visitabile nel Museo civico “Federico Eusebio” fino al 6 gennaio 2026». 

Si legge sul sito ufficale del Comune di Alba.

«Sarà ancora possibile ammirare le opere di Pinot Galizio dislocate tra i reperti delle sale di archeologia preistorica e romana, tra cui “l’Anticamera della morte”, “Notturno”, “L’ansa dei pesci dolci” e il “Diario emozionale”.
Per approfondire le tematiche della mostra ed esplorare le molteplici sfaccettature dell’artista albese, in collaborazione con la Fondazione Ferrero, ci sarà una rassegna con due appuntamenti dal titolo “La sua regione antica. Pinot Gallizio artista e ricercatore. Conversazioni su pittura, archeologia, spontaneità”, in cui la curatrice Maria Teresa Roberto dialogherà con la storica dell’arte moderna e contemporanea Giorgina Bertolino e con la regista Monica Repetto.»

Ma il secondo motivo è legato all’avarizia culturale della Fondazione Ferrero, nella quale una persona addetta ai lvoriu ci ha confidato che da 5 anni cerca inutilmente di avanzare progetti per la realizzazione di un museo di arte contemporanea come quell del MArt di Rovereto…

Eppure i solid ci sono, sono tanti e vanno tutti all’estero… 

«Il gruppo è strutturato attraverso una lunghissima serie di società internazionali (in molti casi omonime), finanziarie e fiduciarie di controllo, le cui sedi principali sono situate in Lussemburgo, Antille Olandesi, Belgio, Montecarlo e Isole Vergini e subholding operative con 25 stabilimenti produttivi (secondo dati 2018). Le società operative fanno tutte riferimento a Ferrero International SA, holding generale del gruppo, con sede in Lussemburgo. La società non fornisce alcuna informazione ufficiale circa l’assetto azionario del gruppo e la ripartizione delle quote tra i membri della famiglia (e l’eventuale presenza di altri azionisti).[73] In un’interrogazione parlamentare del 1985 relativa alla vicenda SME—Buitoni (nella quale la Ferrero aveva presentato una controproposta d’acquisto insieme a Barilla e Fininvest tramite la cordata denominata IAR) circa l’assetto azionario e l’origine estera dei capitali del gruppo, si menzionava come la proponente Ferrero S.p.A., all’epoca controllata dalla subholding italiana P. Ferrero & C. S.p.A. (la quale verrà poi successivamente fusa e incorporata nella stessa Ferrero S.p.A.), risultasse indirettamente controllata di fatto dalla fiduciaria olandese Bridport Investment BV all’incirca per l’80% del capitale»,

E ancora…

«Ferrero International ha sede legale, domicilio fiscale e amministrativo a Findel di Sandweiler in Lussemburgo, dove nel dicembre 2019[90] è stata inaugurata la nuova sede centrale e quartier generale mondiale del Gruppo. La cassaforte di famiglia Fedesa ha invece sede a Montecarlo. Inoltre in Lussemburgo è presente anche la Teseo Capital Sicav Sif S.A., una finanziaria di investimento capitali riconducibile al gruppo, controllata dalla fiduciaria CDM International Holding S.C.S. (società anch’essa lussemburghese, ma originariamente fondata nelle Isole Vergini Britanniche). 

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La Personale su Gallizio già fatta nel 2013 dalla Banca d’Alba

Ma non finisce qui…

«A cinquant’anni dalla scomparsa di Pinot Gallizio (Alba, 1902-1964), una mostra personale di dodici opere è allestita per aiutare il Comune ad acquisire uno dei quadri del suo periodo più fiorente, Lichene Spregiudicato (1969): una pianta idealizzata, allo stesso tempo squadrata e dinamica, che lascia l’humus della terra per addentrarsi nella limpidezza di un cielo azzurro senza contorno. Non meno spregiudicato del suo lichene, l’artista – farmacista demiurgo, chimico giocherellone, politico e intellettuale buongustaio piemontese – è colui che, insieme a Enrico Baj e al danese Asger Jorn (gruppo CoBrA), sostenuto per un periodo dal filosofo francese fondatore del Situazionismo,  Guy Debord, ha portato una fioritura nell’arte italiana del dopoguerra, annoverandosi tra i più grandi interpreti della crisi della pittura di quegli anni con una brillante e audace proposta di superamento dell’Informale, in un panorama contemporaneo a quello di Fontana e Manzoni».

E’ quanto scrisse ArtTribune nel non lontano 2013

Alba, Ferreo e Sandretto incominciate a fare promozione dell’arte per reali interessi culturali e non per squallida vanità…

Grazie

Fabio Giuseppe Carlo Carisio – direttore Art & Wine News

 

Fabio G. C. Carisio

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