MAURO VEGLIO, BAROLO MGA DA LA MORRA, BAROLO E MONFORTE D’ALBA. Arborina, Gattera, Paiagallo e Castelletto

MAURO VEGLIO, BAROLO MGA DA LA MORRA, BAROLO E MONFORTE D’ALBA. Arborina, Gattera, Paiagallo e Castelletto
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Il motto aziendale della cantina Mauro Veglio
“Viticoltura Biologica Ecosostenibile”

di Sergio Garreffa
(sommelier AIS – II classificato Nebbiolo Master 2017 AIS)

Avrete certamente percorso la Langa e affrontato le ripide colline fino ad arrivare sulla cresta del Belvedere di La Morra. Immergersi in un panorama mozzafiato sui vigneti che coprono e avvolgono il paesaggio è sempre ogni volta una grande emozione. Dopo qualche tornante, sulla destra troverete il cartello di Elio Altare, Renato Corino e Mauro Veglio con cui ho un appuntamento di degustazioni con visita alla loro cantina.

Queste colline sono prestigiose per la coltivazione del Nebbiolo da Barolo, considerato un vino nobile “Il Re dei vini, il vino dei Re”, per cui anche il vitigno oggi gode della stessa considerazione e fama.

Il Nebbiolo nasce in un ambiente pedoclimatico che si è formato in epoca del Miocene milioni di anni fa tra le collisioni del nord America e Africa detta “Gondwana” e tra Europa e Asia sempre con grandi movimenti sismici detta “Laurasia” con formazioni di Lequio con marne grigie o arenarie di Diano con sabbie più o meno compatte e le marne di Sant’Agata o “Tov” grigio azzurre, caratterizzate da argilla mista a calcare con sedimentazioni di limo o fascino sabbiosi.

Ogni Macroarea caratterizza ogni tipologia di Barolo, se a Serralunga e Monforte d’Alba sono rinomati per la loro struttura corposa, per i loro tannini e la durata nel tempo, La Morra e Barolo, sanno dare esemplari eleganti ed equilibrati.

In particolare ogni vigneto fa storia a sé, all’interno di uno stesso terreno si potranno avere composizioni molte diverse fra loro. Ecco perché i produttori di queste zone sono così fieri delle loro “Mga” (Menzioni Geografiche Aggiuntive), dette gergalmente “Cru” alla francese, e dei vini che producono. Dal 2007 la zona del Barbaresco introduceva le Mga (66) in concomitanza al Dolcetto di Diano d’Alba (76) (in quel caso si è utilizzato il termine storico di Sorì) nel 2010 nel Barolo (170 Mga più 11 comunali) esclusivamente per le Docg.

LA VISITA ALLA CANTINA DI MAURO VEGLIO

La visita è stata preceduta da una telefonata e Daniela mi ha avvisato; guarda che Mauro è in vigna e ha tante cose da sbrigare, magari se riesce più tardi ci raggiungerà per le degustazioni.

Proprio qui su queste colline agli inizi del ‘900 in borgata Ciotto di La Morra, la famiglia Veglio, come tutti del resto, in quel tempo producevano frutta, ortaggi e non potevano mancare per il sostentamento della famiglia le bestie. Angelo Veglio nato nel 1928 fu un esperto macellaio domestico detto “Masacrin” nelle giornate invernali andava di cascina in cascina per la preparazione dei salumi. Il suo sogno però, era di lasciare la mezzadria e dedicarsi a tempo pieno al vino e così è stato: Acquista i suoi primi vigneti negli anni ’60 in località Gattera frazione Annunziata di La Morra, oggi per la produzione del loro Barolo Gattera Docg.

Le vigne di Mauro Veglio nel comune di La Morra

Nel 1979 rilevò sempre all’Annunziata la Cascina Nuova e 5 ettari di vigneti tra cui il Cru, oggi burocraticamente “Mga”, Arborina e Rocche dell’Annunziata, fiori all’occhiello per la produzione di Barolo, davvero unici.

Dei tre figli di Angelo solo Mauro segue le orme del padre e nel 1986 prende le redini dell’azienda in seguito alla malattia del genitore, così a 25 anni continua la tradizione di famiglia, con nuovi lavori di ristrutturazione della cantina e dei vigneti. Nel 1987 sposa Daniela e il 1992 sarà la loro prima vendemmia. Nel 1996 ai vigneti della Morra si aggiungono quelli del comune di Monforte D’Alba frazione Castelletto e in seguito quelli di Barolo.

La svolta e la grande decisione nel 2017, Mauro e Daniela annunciano la fusione con quella del nipote Alessandro Veglio, enologo classe 1982, figlio del fratello di Mauro, un passo importante per il futuro dell’azienda vitivinicola, ora possono guardare al futuro con fiducia e a una nuova realtà, nuovi orizzonti, sempre nel rispetto della natura con conduzione biologica, ecosostenibile e soprattutto della qualità.

Mauro Veglio con la moglie Daniela Saffirio e il nipote Alessandro Veglio

La piacevole gentilezza e disponibilità di Daniela a reso con vista sulle vigne dell’Arborina sottostante le preziose e speciali degustazioni. Vini equilibrati, tipici, rispettosi del territorio, con i loro 19 ettari vitati, distribuiti tra La Morra, Monforte D’Alba e Barolo, con una produzione che si aggira su circa 120 mila bottiglie.Una produzione di 4 grandi Menzioni Geografiche Aggiuntive, tra cui Arborina il Gattera, Paiagallo e il Castelletto, da non dimenticare i grandi rossi di Langa, il Langhe Nebbiolo, Barbera e il Dolcetto d’Alba.

Degustazioni

Le degustazioni del 2017 dei loro Barolo sono state in perfetto equilibrio anche se è stata una stagione calda, precoce, assomiglia per alcuni aspetti all’annata 2013, molto più marcata è stata la siccità, da agosto fino a novembre, eccetto le prime settimane di settembre con piogge che hanno salvato la raccolta, con circa due settimane di anticipo della vendemmia rispetto alla 2016, ha un palato più pronto più fruttato, più importante rispetto al 2015/2016.

Barolo 2017 Docg 100% Nebbiolo

Con assemblaggi di più vigne Gattera, Castelletto e Arborina circa 20 mila bottiglie. Con terreni ed esposizioni differenti completano un Barolo di estrema eleganza. Per tutti i Barolo la vinificazione è identica ad eccezione dell’affinamento per il cru Paiagallo, in botte grande anziché in barrique. La macerazione sulle bucce avviene in vasche d’acciaio a temperatura controllata per 12 giorni, poi si svina e si conclude la fermentazione alcolica in acciaio per 20 giorni. L’ulteriore affinamento totale per 24 mesi si effettua in piccole botti di rovere (barriques) 30% nuove e 70% di secondo e terzo passaggio, segue l’imbottigliamento, senza filtrazioni o chiarificazioni, con i restanti 24 mesi di perfezionamento in bottiglia come da disciplinare.

Il vino. Ha un colore rosso rubino granato di media intensità. Al naso c’è un tocco floreale con note di camino e legni aromatici, spezia dolce e piccante assieme, le note fruttate ricordano il lampone, amarena e frutti di bosco. In bocca dona maggiori soddisfazioni per la generosità del frutto, dal tannino minuto e fine, grande consistenza e densità e al continuo ricordo floreale che si sente più in bocca che al naso. Ne risulta un vino dinamico e attivo, che cambia toni e accenti rapidamente, come volesse essere riassaggiato di continuo e a lungo. Si riesce a goderne nella sua giovane età, ma ricompenserà chi lo saprà attendere qualche anno.

Le barriques nella nuova cantina di affinamento

Barolo Docg Arborina 2017 100% Nebbiolo.

Questa Mga (Menzione Geografica Aggiuntiva) è di circa due ettari e mezzo, in una zona tra le più ventilate di La Morra, con esposizione a sud- sud-est tra i 250 e 300 m. sul livello del mare. Primi anni d’impianto ’70 e 1988, con terreno Tortoniano magro, costituito da marne di Sant’Agata con formazione di argille miste a sabbia. Produzione di circa 6000 bottiglie secondo l’annata.

Il vino. Ha un bel colore rubino vivo con tocco granato leggero. Classico profumo con forte impronta di camino, legna arsa e rosa di macchia, discreta la nota fruttata e più incisivo il tocco speziato. Al palato il frutto è quasi maturo e dolce, ma la cosa più importante di questo vino è la sua consistenza tannica, fatta di una trama vigorosa e viva e mantiene uno spessore e una dimensione ragguardevole, ma non provoca alcuna astringenza, anzi con la complicità dell’alcol si rafforza una sensazione calda e confortevole. Un vino da lungo invecchiamento, anche se dopo qualche anno sarà già possibile apprezzarlo appieno. Un anno in acciaio e 2 in barrique. Lepre in umido con polenta.

Barolo 2017, Barolo Mga Gattera 2017, Barolo Mga Arborina 2017

Barolo Gattera 2017 Docg 100% Nebbiolo.

Il loro primo vigneto acquistato da Angelo Veglio negli anni ’60. Zona conosciuta per il cedro del Libano che sovrasta la Menzione Geografica, il nome del colle Monfalletto trae origine dall’antico Mons Fallettorum, poi Mont Fallet, ossia Monte dei Falletti. L’albero fa parte della storia di questo territorio, fu posto a dimora da Costanzo Falletti ed Eulalia Della Chiesa a ricordo delle loro nozze celebrate nel 1856.

Il vino. Ha una buona profondità il colore rubino granato con riflessi aranciati. Ottimo il profumo floreale, rosa canina, intenso il lampone e la legna arsa con un richiamo al catrame vegetale che si fa sempre più acuto, con una spezia leggera ma piccantina che porta a ricordi di liquirizia. La trama tannica è fitta e viva, consistente e salda e spessore gustativo. Bella ed elegante realizzazione che saprà dare buoni esiti anche con un lungo invecchiamento. Brasato con polenta, un ottimo abbinamento nel rispetto della tradizione locale.

Mauro Veglio con il sommelier Sergio Garreffa

Barolo Docg Paiagallo 2017

Una Mga di Barolo, chiamata anche Peiragallo o Pelagallo, zona tra i 300 e 400 metri di altitudine, composto da una ventina di giornate piemontesi ossia 8 ettari. L’azienda Veglio con circa un ettaro vitato, con la raccolta delle uve selezionatissime per un prodotto di altissima qualità. La loro prima annata è la 2016. E’ l’unico Barolo della cantina Mauro Veglio a fare l’affinamento in botte grande anziché in barriques come gli altri.

Il vino. Il colore è rubino granato di buona intensità, appena aranciato. Si apre subito con un profumo dai toni floreali di rosa canina e petali di ortensia e un frutto fragrante con ricordi di ribes e lampone, spezia gentile e morbida non troppo invadente che lascia una scia di catrame vegetale, tabacco, liquirizia e tartufo.

Al palato note balsamiche, bella e consistente la trama dei tannini fitta e minuta, che lascia trasparire un carattere deciso, vivace, fine ed elegante. Sono quelle trame che portano questi vini a traguardi lontani, perché se sono ostili nei primi anni, diventeranno estremamente suadenti dopo qualche anno.

Barolo Mga Castelletto 2017 e Barolo Mga Paiagallo 2017

Barolo Castelletto DOCG 2017

Una Mga della zona di Monforte d’Alba al confine con Serralunga. Con circa 4 ettari vitati 100% Nebbiolo. Con l’annata del 1996 furono i primi produttori ad utilizzare questa denominazione ancora prima del suo riconoscimento come Menzione Geografica.

Il vino. Ha un colore rosso rubino granato con tocco aranciato. Il profumo si apre in una singolare nota di frutto che ricorda il melagrano e il lampone, poi si unisce la rosa di macchia e una spezia leggera ma vivace. Il gusto è moderatamente dolce e maturo, ma si affacciano note più evolutive di grande finezza con ricordi di fieno e tabacco dolce, la trama tannica è fitta ma fine, appena spigoloso e vivo. E da un’impressione di erbe aromatiche essiccate al sole. Ottima la complessità e l’eleganza che già da giovane si può cogliere. Di grande carattere di questo storico vigneto e quindi con tempi di maturazione lunghi.

La tenuta dell’azienda di Mauro e Daniela è concreta con conduzione biologica ed ecosostenibile nel rispetto del territorio e della qualità. Producono anche altre etichette di grande interesse organolettico.

L’Insieme Langhe Doc

Con Nebbiolo al 40% e un 30% di Cabernet Sauvignon e un 30% di Barbera. Disponibile anche in formato magnum.

La prima annata è stata la 1997 “Insieme” con altri produttori: Altare, Alessandria, Corino, Grasso, Revello, Morandina e Veglio. Gli utili ricavati dalla vendita sono stati dati in beneficenza, aiuti destinati a due missionari che hanno acquistato decine di ettari di foresta amazzonica in Ecuador. Al salesiano Serafino Chiesa che ha fatto ripartire una centrale idroelettrica in Bolivia. E tanti altri aiuti, con la certezza che un acino può far miracoli.

Barbera D’Alba Doc 2019 Cascina Nuova

I vigneti di Cascina Nuova, sede della cantina, sono adiacenti alla Mezione Geografica dell’Arborina. Nel 1798 nell’elenco dei vitigni piemontesi, il Conte Nuvolone della Società Agraria di Torino entra di diritto la Barbera. Una vera esplosione dopo essere reimpiantato su piede americano a causa della filossera. Il vitigno si dimostrò resistente e di alta qualità.La Barbera che da sola copre metà della superficie della Regione. Oggi il ruolo della Barbera sta cambiando, fino a non tanto tempo fa era un vino quotidiano, ora è il vino piemontese del terzo millennio.

Il vino. Dal colore rosso rubino intenso. Con note all’olfatto di prugna matura e ciliegie e leggere note speziate. Al palato è armonico, pieno, con tannini vellutati e lunga persistenza intensa. La Barbera, ovvero l’uva meglio di qualsiasi altro frutto riesca attraverso il vino a trasmettere all’uomo i sapori della terra.  

Langhe Nebbiolo Doc “Angelo” 2018

Con le uve dalle vigne del comune de La Morra, Monforte e Roero e dal 2019 Serralunga, con circa 20 mila bottiglie.Il vino. Dal colore rosso rubino con screzi porpora. Olfatto fruttato e floreale, con rosa canina, marasca e ricordi di lampone, mora e ribes nero. Al palato con leggeri e delicati tannini, con una struttura fine, con ottima persistenza e armonia.

Il Langhe Nebbiolo Angelo 2018

Concluderei questa lunga panoramica sull’origine della parola Langa; Il termine Langhe potrebbe infatti derivare dal latino Langues, ossia lingue di terra, con chiaro riferimento alla loro conformazione, oppure dal celtico “Landu” o “Londe” terreni incolti e deserti, come del resto li definiva l’imperatore Ottone intorno al 967, o dal tedesco “Lange” che significa longitudine, potrebbe infine trattarsi di un omaggio ai “Langates o “Langensen” tribù Ligure che pare popolò per prima la zona …

Sergio Garreffa
(sommelier AIS – II classificato Nebbiolo Master 2017 AIS)


Azienda Agricola Mauro Veglio
website: www.mauroveglio.com
email: mauroveglio@mauroveglio.com
Tel. 0173/509212

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sergio Garreffa

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