BIBBIA E SACRO VINO – il catalogo

BIBBIA E SACRO VINO – il catalogo
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DALLE INCISIONI DI MARC CHAGALL
SULL’ANTICO TESTAMENTO
ALLE OPERE DEGLI ARTISTI
ART & WINE CLUB

A fronte di numerose richieste ecco il catalogo della mostra BIBBIA E SACRO VINO tenutasi a Barolo dal settembre 2017 al maggio 2018 a cura di Fabio Giuseppe Carlo Carisio.

Poiché sono rimasti solo 10 esemplari del catalogo cartaceo chi fosse interessato ad averlo potrà riceverlo al costo di 50 euro come copia arretrata.

E’ disponibile invece in numero illimitato il catalogo di una precedente mostra con tutte le 105 acqueforti di Marc Chagall sulla Bibbia al costo di 15 euro. Immagine sottostante.

per info gospa@art-wine.eu


BIBBIA E SACRO VINO

Quando Abram fu di ritorno, dopo la scon- fitta di Chedorlaomer e dei re che erano con lui, il re di Sòdoma gli uscì incontro nella Valle di Save, cioè la Valle del re. Intanto Melchisedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo e benedisse Abram con queste parole: “Sia benedetto Abram dal Dio altissimo, creatore del cielo e della terra, e bene- detto sia il Dio altissimo, che ti ha messo in mano i tuoi nemici“» (Genesi, 14,17-20). E’ questo il kairos, l’attimo topico e propizio in cui la bene- dizione di Dio si fa rito discendendo sul capo del prescelto per il tramite di un sacerdote, re della futura Jeru-Salem. E’ questo il primo momento in cui il vino diviene Sacro nel culto giudaico dell’Antico Testamento.

Un evento solenne ma poco celebrato tanto nei riferimenti letterari ispirati alla Bibbia quanto nell’arte visiva. Tra i pochi a commemorarlo furono il fiammingo Dirk Bouts (foto a lato), il caravaggesco Lionello Spada e l’ineguagliabile pieter paul Rubens (foto a pag. 6). Mark Chagall nella sua Bibbia non celebra l’incontro; e nessuno degli artisti contemporanei chiamati
in questa mostra a produrre opere evocative di episodi biblici sul vino lo ha ritenuto stimolante.

Nonostante ciò proprio qui nasce la Sacertà del vino nella Bibbia quale prodromo del messaggio salvifico dell’Ultima Cena, il sacrificio del Figlio di Dio per la liberazione degli uomini dalla mor- te spirituale e, dopo la parusia, anche corporale. Bibbia e Sacro Vino, pertanto, vuole iniziare a raccontarsi partendo da qui: dal momento in cui il vino assume una valenza polisemantica di net- tare ristoratore, simbolo di sacrificio e di grazia, rito del mistero solenne.

Bibbia e Sacro Vino si pone come una mostra congenitamente “iperbolica”, perchè rappresenta il paradosso di affian- care un maestro storicizzato di respiro universale come Mark Chagall ai creativi non altrettanto famosi – o addirittura emergenti – di un’associazione di volontariato culturale come Art & Wine Club – Italian Top Style.

Se, nonostante molti ad-detti ai lavori mi avessero sconsigliato di ardire alla “profanazione“ del mito di Chagall correlandolo ad esponenti contemporanei, ho proseguito dritto nel mio itinerario è perchè la protagonista di questa mostra non è solo l’arte visiva ma anche quella poetica: ovvero la Bibbia.

Fu proprio Chagall, infatti, a sentenziare che «la Bibbia è la più grande sorgente di poe- sia di tutti i tempi». Ecco quindi che il fulcro della rappresentazione è certamente la memorabile celebrazione delle acqueforti del maestro russo sull’Antico Testamento ma anche la ricerca del simbolismo enoico in questo immenso libro. La vite – ed il vino per metonimia – è una delle risor- se archetipe che congiunge la piramide misterica della vita: la terra, l’uomo, l’Eterno. Ecco quin- di che le opere ispirate ad episodi noti e meno noti del testo biblico incarnano alla perfezione il concetto di iconopoiesi. Una poetica dell’immagine che nasce e si sublima nel solo sorgere dalla Sacra Scrittura: arca di storia, monito, profezia, maledizione, benedizione, giubilo e, per i pochi eletti giustificati, eterna gloria.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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CHAGALL, IL MISTICO DELL’ARTE

L’essenziale è l’arte, una pittura diversa da quella che fanno tutti. Ma quale? Dio mi darà la forza di soffiare nelle mie tele il mio respiro, il respiro della preghiera e del dolore, la preghiera della salvezza, della rinascita?». Questo si chiedeva Marc Chagall mentre, poco più che trentenne, già stava scrivendo la sua auto- biografia in yiddish, la lingua materna. La risposta, noi tutti che ne ammiriamo i capolavori e ne lodiamo l’estro geniale, visionario e profetico, ben la conosciamo.

La risposta l’avrebbe trovata lui stesso qualche anno dopo: «Quel che ho scoperto in terra biblica a prima vista può apparire insignificante. Sebbene questo sia un libro che va in giro per il mondo in milioni di copie, il sogno che contiene è come se fosse sotto chiave, sommerso nelle lacrime di millenni. Promette una libertà diversa, un al- tro senso della vita».

Forte della sua educazione ebrai-ca per tutta la sua esperienza esistenziale ed artistica è rimasto devoto al Dio di Israele. Ma lo ha fatto con uno slancio spirituale intimo, illuminato da una Fede vivida e profonda capace di oltrepassare i rigori ancestrali fino ad accettare il mistero della Croce (vedi pag. 51); fino a dichiarare di «appartenere al piccolo popolo ebraico da cui nacque Cristo e il Cristianesimo». Solo sotto la lente del trascendentale si può comprendere appieno l’arte, l’anima e la funambolica vita di questo maestro capace di stupire le stesse Grandi Avanguardie con cui si mise a confronto in una eterna sfida per l’afferma- zione della propria identità a costo di ogni sacrificio.

Ciò che certamente ha influenzato questa proiezione interiore è stata la formazione hassidica ricevuta dai genitori: il Chassidismo è una corrente di rinnovamen- to spirituale dell’Ebraismo ortodosso che interpreta le Sacre Scritture in relazione ad una visione mistica del quotidiano orientata dagli insegnamenti esoterici rabbinici (la Cabala) e quindi li esprime attraverso la musica, la danza, il racconto. Questa propensione verso una spiritualità empirica e personale è stata la chiave che ha permesso ad un ebreo fedele ed osservante di spalancare la porta della figurazione alla sua arte: una manifesta trasgressione all’interdizione talmudista del- la rappresentazione umana e divina che Chagall non ha vissuto come ribellione bensì come una ricerca teologica.

«Nella nostra epoca in cui si parla molto della decadenza della religione l’arte si trasforma in un fiume tecnico, in un assortimento di maniere e, malgrado ciò, essa non ha la forza di creare un miracolo, di darci cioè un altro messaggio…». Il messaggio cui accenna il pit- tore russo in questa celebre frase è proprio quello bi- blico «che non rappresenta il sogno di un solo popolo ma quello di tutta l’umanità».

Marc Chagall

Infatti per lui «la Bibbia è l’alfabeto colorato della speranza in cui hanno attinto i pennelli i pittori di tutti i tempi». Ecco quindi che sarà proprio in quest’opera che il maestro naturalizzato francese si cimenterà con più amore, entusiasmo ed efficacia. Lo farà, però, dopo aver percorso, come piuma nel vento della Divina provvidenza, le più disparate esperienze artistiche e sociali. Intriso della nostalgia e del romantico folclore della sua Vitebsk, «con la logica del bambino che costruisce e racconta il suo mondo e non teme il contraddittorio con l’adulto» ben scrive Luciano Caprile, a San Pietroburgo si fa influenzare dal neoprimitivismo di Mstislav Dobuzinskij. Costui, insieme a Leon Bakst, lo avvicina alla natura simboli- sta-estetizzante del gruppo “Mondo dell’arte“ da cui, evidenzia l’inclito curatore moscovita-pugliese Viktor Misiano, «apprese l’idea dell’essenza superiore dell’arte, del diritto eccezionale dell’immaginazione a trasfor- mare la realtà» persino attingendo dai cartelli dei pittori dilettanti che in quei tempi ornavano i negozietti russi.

Le leggende sacre hassidiche, le favole slave sono le memorie infantili che fanno germinare il suo stile oni- rico, fiabesco; sono il viatico emotivo e culturale che porterà con sè in tutto il peregrinare artistico, oltrepassando i colori del fauvismo dell’esordio parigino, speri- mentando le seduzioni formali dell’imperante cubismo per poi sdegnarle “tranchant“ con l’amico Guillaime Apollinaire: «Io voglio un’altra cosa».

Impressionato da Giotto e Masaccio preannuncia il neoclassicismo ed i valori plastici, per Andrè Breton è «precursore del Surrealismo» secondo Herwarth Walden dà «stimoli all’Espessionismo tedesco», prima di travalicare ogni paradigma espressivo per liberare il suo impeto mistico – «Il soprannaturale diventa in Chagall il suo clima fami- liare» notò Apollinaire – e quello stilistico: «non si deve cominciare dai simboli ma giungere ad essi» evidenziò lui stesso.

Così fece nelle incisioni della Bibbia dove patriarchi e profeti assumono una tensione dramma- turgica umana prima di svelare le loro evocazioni cari- smatiche e prodigiose. Chagall non illustra la Bibbia, la respira, la vive; e soprattutto la sogna: in preda a visioni financo ossessive che potrebbero rammentare le illu- minazioni interiori dono dello Spirito di Dio descritte da Sant’Agostino. Lastra dopo lastra «con libertà naïve» rileva Meyer Shapiro, scolpisce «la cronaca, il mito, la morale, la profezia ed il puro lirismo». Con l’icastica gestualità dei protagonisti, con una poetica pittorica fanciullesca, pascoliana, fantasmagorica compie il suo miracolo: trasfigura il libro universale in una entusia- mante, magnifica fiaba.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio

NELL’IMMAGINE SOTTOSTANTE LA COPERTINA DEL CATALOGO CON LE 105 INCISIONI DI MARC CHAGALL SULLA BIBBIA

 

 

Redazione Art & Wine News

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