OLAFUR ELIASSON. NAVIGARE NELLA LUCE DELL’UTOPIA

OLAFUR ELIASSON. NAVIGARE NELLA LUCE DELL’UTOPIA
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La prima mostra di Olafur Eliasson fuori dai confini della Scandinavia, terra d’origine dell’artista, si tenne nel 1999 al Castello di Rivoli. A distanza di oltre vent’anni Eliasson e il Museo si incontrano nuovamente con Orizzonti tremanti, curata da Marcella Beccaria per la Manica Lunga del Castello, dove fino al 26 marzo è possibile sperimentare un viaggio ad un tempo fisico e irreale, intellettuale e incantato, guidati dal miraggio di apparizioni colorate fluttuanti nel buio.

Il ritmo fondamentale della mostra è un moto ondoso che si propaga dall’acqua ai fenomeni ottici nell’oscurità, al movimento del visitatore nello spazio e alla sua estensione in un luogo al di là del reale. Il percorso tra le opere disegna una linea serpentina, come nella navigazione a vela per avanzare con il vento contrario. Ogni opera attrae i sensi con un canto visivo, circonda l’immaginazione per un tempo indefinito e la rilascia al miraggio successivo. Anche se scandito da diversi momenti, lo spazio di Orizzonti tremanti è un ambiente unico e organicamente denso, fuso nella continuità dell’esperienza vissuta dal soggetto.

Il primo lavoro esposto in mostra, Navigation star for utopia, è un oggetto formalmente instabile, tra astro artificiale, un primitivo strumento di navigazione o una geometria metafisica. La stella dà subito indicazione della meta da perseguire, il luogo inesistente dell’utopia, mentre il suo cuore luminoso scompone e trasfigura lo spazio circostante con contrasti di ombre e colori.

Navigation star for utopia (Stella di navigazione per l’utopia), 2022, acciaio inossidabile, legno (rovere), vetro colorato (rosso, verde), ottone, vernice (grigia, nera, rossa), luci LED (bianche) / stainless steel, wood (oak), colored glass (red, green), brass, paint (gray, black, red), LED lights (white), ø 137 cm, Veduta dell’installazione / Installation view Olafur Eliasson: Orizzonti tremanti, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, 2022, Photo: Agostino Osio, Courtesy l’artista / the artist; neugerriemschneider, Berlin; Tanya Bonakdar Gallery, New York / Los Angeles © 2022 Olafur Eliasson

Sospesi a diverse distanze nella penombra si agitano fluidi orizzonti colorati, nebulose in espansione e contrazione, fioriture iridescenti. Quante volte gli antichi marinai, isolati ai larghi di oceani e mari, devono aver assistito allo spettacolo degli arcobaleni riflessi dalla superficie mobile dell’acqua sulle vele, o nel pulviscolo dell’atmosfera umida.

Eliasson vuole risvegliare l’incanto delle prime apparizioni, di mondi nuovi, di un’esplorazione emotiva la cui dismisura resta in rapporto con la dimensione umana. Gli effetti che ottiene con le sue apparecchiature avrebbero potuto facilmente essere realizzati con la più semplice programmazione digitale. Eliasson ricorre invece a una tecnologia meccanica aderente alla realtà, di cui si serve per amplificare le qualità proprie di elementi naturali come l’acqua, la luce o le foglie. Partendo da questi elementi materiali, i suoi dispositivi sfruttano il rapporto tra percezione e immaginazione per dare vita a una forma primaria di evasione virtuale

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Il percorso è scandito da una serie di “kaleidorami”, macchine che scompongono la luce come i caleidoscopi e creano spettacolari effetti atmosferici intorno all’osservatore, procurandogli un momentaneo trasferimento fuori dalla realtà. Ogni kaleidorama è “il tuo” (il nostro): Elisasson chiede che ognuno se ne appropri in un susseguirsi di stati d’esperienza, dalla curiosità (Your curious kaleidorama) al potenziamento (Your power kaleidorama), dall’autocoscienza (Your self-reflective kaleidorama) all’incertezza (Your hesitant kaleidorama), attraverso la sensibilità del ricordo, quando è ormai trascorsa una parte del viaggio (Your memory of the kaleidorama), fino a completarsi nella totalità del vissuto (Your living kaleidorama).

Your power kaleidorama (Il tuo caleidorama potente), 2022, schermo di proiezione, pellicola specchiante, legno, acciaio inossidabile, proiettori LED, alluminio, ottone, plastica, lenti, componenti ottici, vetro, filtro in vetro colorato (colori vari), tessuto, olio di paraffina, pianta (felce), motori, circuiti elettronici, unità di controllo / projection screen, mirror foil, wood, stainless steel, LED projectors, aluminum, brass, plastics, lenses, optical components, glass, color-effect filter glass (various colors), fabric, paraffin oil, plant (fern), motors, electrical ballasts, control units, dimensioni determinate dall’ambiente / dimensions determined by the space

Al fondo della traversata ci attende un compagno immaginario, Your non-human friend and navigator, fermo in quel punto da tempo immemorabile. Il suo arto magnetico indica il nord, connettendo l’intero spazio con le energie del cosmo, mentre il corpo di legno poggia a terra in asse con la stella per l’utopia, sul lato opposto della Manica Lunga. L’angolo formato tra la direzione del nord e l’asse spaziale della sala, ai cui estremi si bilanciano l’amico e la stella, misura un orientamento e segnala la rotta del ritorno.

Se nella prima parte del viaggio il visitatore è trascinato dall’incanto del colore, in direzione contraria Eliasson svela i meccanismi di produzione delle scintillanti illusioni. I congegni per ottenerle sono parte integrante del significato delle opere, che espongono la loro nudità tecnica per unire meraviglia e conoscenza. L’artista non vuole che la bellezza inganni e confonda i sensi di osservatori passivi. Vuole invece esploratori vigili, che riconoscano nel momento costruttivo delle opere la facoltà propria dell’uomo di sviluppare una conoscenza pratica capace di rendere reale ciò che immagina.

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Ogni kaleidorama attiva un processo di trasmutazione della luce. Il sistema si compone di un faro che illumina alcuni specchi rifrangenti immersi nell’acqua. La rifrazione divide la luce nei colori fondamentali dello spettro visibile, dal rosso al viola degli arcobaleni, secondo i principi della fisica ottica sperimentati da Newton. Un motore annesso alle vasche imprime un lieve moto ondoso alla superficie del liquido, che anima i raggi colorati proiettati su grandi schermi dove appaiono gli orizzonti tremanti. In altri kaleidorami gli effetti di continua dissolvenza cromatica sono ottenuti per mezzo di basi motorizzate su cui ruotano lenti, vetri colorati e foglie usate come membrane filtranti.

Gli schermi di proiezione sono uniti a padiglioni specchianti che moltiplicano la diffusione del colore in una sfera di percezione immateriale confinante con la realtà fisica. Il processo di trasmutazione si compie quando i panorami di luce diventano tempo vissuto dal soggetto, avvolto dagli ectoplasmi policromi, moltiplicato anche lui negli specchi, ipnotizzato dalle astrazioni liquide.

L’utopia di Eliasson non è la meta impossibile di un’aspirazione ideale, ma lo spazio stesso della realtà trasfigurata. Più che indicare un altrove inesistente, la stella segnala il luogo reale che si trasforma nello scambio continuo tra percezione e immaginazione, fino a congiungere l’incanto incorporeo con la materia del mondo.

OLAFUR ELIASSON

Olafur Eliasson (islandese: Ólafur Elíasson; nato il 5 febbraio 1967) è un artista islandese-danese noto per l’arte di installazioni scolpite e su larga scala che impiega materiali elementari come luce, acqua e temperatura dell’aria per migliorare l’esperienza dello spettatore. Nel 1995 fonda a Berlino lo Studio Olafur Eliasson, un laboratorio di ricerca spaziale. Nel 2014, Eliasson e il suo collaboratore di lunga data, l’architetto tedesco Sebastian Behmann, hanno fondato Studio Other Spaces, uno studio per l’architettura e l’arte. Olafur ha rappresentato la Danimarca alla 50a Biennale di Venezia nel 2003 e nello stesso anno ha installato The Weather Project, che è stato descritto come “una pietra miliare nell’arte contemporanea”,nella Turbine Hall della Tate Modern di Londra.

Olafur ha realizzato numerosi progetti nello spazio pubblico, tra cui l’intervento Green river, realizzato in diverse città tra il 1998 e il 2001; la Serpentine Gallery Pavilion 2007, Londra, un padiglione temporaneo progettato con l’architetto norvegese Kjetil Trædal Thorsen; e The New York City Waterfalls, commissionato da Public Art Fund nel 2008. Ha anche creato il trofeo Breakthrough Prize. Come gran parte del suo lavoro, la scultura esplora il terreno comune tra arte e scienza. È modellato nella forma di un toroide, che ricorda le forme naturali trovate dai buchi neri e dalle galassie alle conchiglie e alle bobine di DNA.

Olafur è stato professore presso l’Università delle Arti di Berlino dal 2009 al 2014 ed è professore a contratto presso l’Alle School of Fine Arts and Design di Addis Abeba dal 2014. Il suo studio ha sede a Berlino, Germania.


Olafur Eliasson: Orizzonti tremanti
A cura di Marcella Beccaria

3 novembre 2022 – 26 marzo 2023

Castello di Rivoli
Museo d’Arte Contemporanea
Piazza Mafalda di Savoia, Rivoli – Torino

Info: +39 011 9565222
info@castellodirivoli.org
www.castellodirivoli.org

Redazione Art & Wine News

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