PUNTA EST, PARADISO PER GOURMET ED ESTETI A FINALPIA. Nella Villa del ‘700 Piatti Liguri della Tradizione, Charme e Grotta Esotica

PUNTA EST, PARADISO PER GOURMET ED ESTETI A FINALPIA. Nella Villa del ‘700 Piatti Liguri della Tradizione, Charme e Grotta Esotica
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di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

“Là, tout n’est qu’ordre et beauté,Luxe, calme et volupté”. In omaggio ai molti affezionati clienti di Ginevra e della Svizzera Francese riportiamo in lingua originale i memorabili versi della poesia di Charles Baudelaire “Invito al Viaggio”, una delle poche liriche luminose nella sua celberrima raccolta Les Fleurs du Mal.

“Là tutto non è che ordine e beltà, lusso, calma e voluttà. Di mobili lucenti, levigati dagli anni, sarebbe adorna la nostra stanza. I più rari fiori dai profumi misti al vago aroma dell’ambra, ricchi soffitti, specchi profondi, splendori orientali, tutto lì parlerebbe all’anima in segreto la sua dolce lingua natale”. Davvero pare che il poeta transalpino nel suo onirico viaggio con l’amata abbia descritto l’incanto feerico di Villa Delachi, una magione di stile genovese, influenzato dalle vestigia spagnole della dominazione di Finalborgo, a picco sul mare nel suggestivo borgo di Finalpìa, a Finale Ligure (SV), sulla Riviera di Ponente.

L’hotel e ristorante Punta Est incastonato nella magnifica pineta a picco sul mare

Oggi questo scrigno di autentiche perle antiche, eredità della raffinata sensibilità estetica del maestro Paolo Delachi, docente del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, si chiama Punta Est ed è un elegante hotel ristorante d charme dove regnano il buongusto e l’originalità, dopo mezzo secolo di accurati e pregiati ornamenti che baluginano in ogni scorcio come il diadema di pietre preziose esalta la bellezza di una venusta donna. Delachi è divenuto famoso a livello nazionale in quanto autore di una Raccolta di bassi destinata a chi studia armonia per conseguire la licenza di Cultura Generale Musicale nel Conservatorio di Musica milanese dove il maestro insegnava Teoria e Solfeggio mentre aveva la cattedra di Contrappunto e Fuga alla Scuola Musicale di Milano (SMM).

Se la mirabile costruzione fu scoperta e nobilitata dal musicista milanese, quale sua residenza estiva è merito dei successivi proprietari Luciano Podestà e Pia Maria Forcato e dei loro figli Attilio e Alessandra, che oggi l’amministrano, lo splendore accresciutosi lustro dopo lustro in quell’ameno promontorio verdeggiante affacciato sulle acque azzurre del Mar Ligure e su una soave spiaggia di sabbia fine sotto la rocca del turrito Castelletto.

Un poco celata allo sguardo da un lussureggiante parco di pini marittimi secolari, palme, carrubi,  piante grasse e arbusti di ogni foggia la villa gode di una vista mozzafiato sull’orizzonte marino e di un silenzio notturno infranto solo dalla dolce risacca sulla battigia.

 

 

L’albergo si dipana in un agevole “dedalo” che dalla costruzione settecentesca incastonata nelle rocce, visibili in varie sale, conduce fino al nuovo edificio con 27 camere e piscina panoramica degli anni Ottanta, creato in armonia con lo storico maniero protetto dalla Sovrintendenza delle Belle Arti. Tra i due edifici, collegati da scale, stradine e un comodo ascensore, si staglia la terrazza del ristorante che offre per pranzo e cena (ma anche a colazione) una vista meravigliosa sul golfo finalese e sull’orizzonte marino proponendo non solo piatti di pesce ma anche antiche ricette della cucina ligure idilliache da delibare.

Il camino della sala bar con un’opera contemporanea dell’artista ligure Massimo Cammilli

Questo capolavoro alberghiero è stato creato da due maestri elementari, affiatati nel loro amore coniugale come in quello per la raffinatezza estetica coltivata con passione nella loro professione di albergatori: Luciano Podestà, genovese Doc, aveva un estro artistico innato sviluppato nelle sculture di legno o terracotta bronzata che gli consentì pure di divenire progettista della nuova ala, encomiato dal celebre architetto firmatario del disegno; Pia Maria Forcato era nata in una famiglia di albergatori veneti e perciò seppe dare alla struttura l’anima ospitale resa poi internazionale dal figlio Attilio, amante dei viaggi in ogni continente e perciò creatore di quella “accoglienza cosmopolita” ben visibile nelle sculture e negli orpelli dell’arredamento che parlano di Europa, Americhe, Asia, Africa ed Oceania. Ma la storia oggi vincente di Punta Est è figlia di enormi sacrifici e di una grande scommessa cominciata su… una Rotonda sul mare!

IL PROFESSORE DI MUSICA ALLA ROTONDA SUL MARE

«Quando mio padre Luciano iniziò la gestione dello stabilimento balneare Bagni Est sulla spiaggia di Finalpìa ebbe l’intrapredenza di creare una rotonda sul mare con una piattaforma costruita con gli assi di legno teak delle navi per un dancing serale con le canzoni degli anni sessanta, come il Ballo del Mattone di Rita Pavone, suonate da orchestre di richiamo. Lì conobbe Paolo Delachi, una figura importante dell’ambito musicale di Milano, che proprio in questa villa ogni tanto organizzava anche dei soggiorni di studio per i suoi allievi. Il professore prese in simpatia mio padre stimando la sua energia, la sua forza, la sua voglia di fare e lo ispirò a rilevare la sua villa del Settecento affermando che era l’unico che potesse prenderla in mano alla sua morte».

Ricorda con fierezza il figlio Attilio spiegando come le previsioni del musicista si avverarono. Alla morte del pianista, infatti, nessuno voleva occuparsi di quella magione ormai bisognosa di importanti ristrutturazioni e di urgenti interventi nel parco abbandonato e perciò prossimo a diventare una giungla. Rimase inutilizzata per anni finchè nel 1967 Luciano Podestà, ricordandosi dell’auspicio di Delachi, con una significativa esposizione finanziaria l’acquistò.

E mise a frutto la sua esperienza “plastica” nelle sculture divenendo pure uno degli esecutori materiali della nuova costruzione a cui collaborò successivamente come manovale anche il giovane figlio Attilio «perché impastare la calce e il cemento per i muratori è, al pari dei viaggi in giro per il mondo, una grande scuola di vita» afferma oggi l’erede della prestigiosa e antica villa.

Una vecchia fotografia con Attilio e Alessandra insieme ai genitori Luciano Podestà e Pia Maria Forcato

L’attività alberghiera iniziò nel 1971 dopo quattro anni di lavori e la villa divenne subito un rifugio per esteti e gourmet proponendosi come hotel di Prima Categoria (equivalente a 4 stelle come è oggi) con 13 camere, a cui si aggiunsero le altre 27, quasi tutte con magnifica vista mare ed alcune con balconcino, realizzate alla fine degli anni ’70 dopo che fu venduto lo stabilimento balneare. L’esperienza della signora Pia Maria, cresciuta in una famiglia di albergatori che operò a lungo in Alto Adige, conferì alla gestione un’impronta di accoglienza impeccabile e certosina, attenta ai dettagli ma pur sempre caratterizzata dalla semplicità di un’affabile cordialità domestica che ancora oggi fa sentire gli ospiti come a casa propria.

Fin da ragazzini Attilio e la sorella Alessandra cominciarono a lavorare nella struttura. Il maschio in sala, passando col tempo da cameriere a maitre aggiunto per dare riposo allo storico maitre Luigi Chiazzaro, successivamente sostituito dal “maitre emerito” Mauro Tortarolo (oggi in pensione), la femmina in reception cominciando dal turno 14-16 a soli 11 anni quando la mamma andava a fare il riposino pomeridiano.

Da sinistra il sous-chef Diego Montaldo, la proprietaria Alessandra Podestà con la figlia Linda, e il secondo maitre Francesco Parrucci

Ora lei è la “driver” che accompagna gli ospiti ai tavoli, mentre lui è l’anfitrione che ogni sera li saluta appena si sono accomodati. Nella terrazza (o in sala nei giorni di pioggia o in quelli più freschi di primavera ed autunno) ha già fatto il suo ingresso anche la 27enne Linda Fusè, figlia di Alessandra, come terzo maitre accanto al primo Davide Cigana e al secondo Francesco Parrucci: L’altra figlia Nicole, 23 anni, studentessa di Comunicazione e Marketing come la sorella, sta invece seguendo le orme della mamma nella reception.

ARREDI PREGIATI NELLA VILLA, STATUE ESOTICHE NELLA GROTTA

Prima di narrare gli estasianti piatti dello chef Luca Orso, aiutato dal sous-chef Diego Montaldo, dobbiamo dedicare una parentesi ai pregiati arredi della villa ed all’ampia grotta naturale che sorge sotto di essa ed è stata adibita a una zona relax davvero emozionante e memorabile.

Nel porticato davanti al bar, dove viene servito il caffè dopo la cena perché il ristorante chiude alle 23 onde non creare disturbo alle contigue camere, troneggia una cassapanca con seduta impreziosita da altorilievi lignei di manifattura olandese.

La splendida cassapanca olandese del ‘700

«E’ un pezzo del ‘700 che procurò a mio padre un suo amico antiquario di Bassano del Grappa. Sovente si recava in Olanda in cerca di mobili da resturare e quando ne scorgeva qualcuno davvero originale lo prendeva per “i pezzi per Luciano”» racconta il figlio Attilio che ha invece arricchito l’albergo con manufatti esotici come il grande Budda posizionato accanto al camino, ricostruito in loco con parti antiche.

I leoni accanto alla terrazza del ristorante

Accanto alla scala che collega la terrazza principale del ristorante ad una più piccola ci sono invece due grandi leoni provenienti da un’altra villa secolare. «E’ il dono di un suo amico. Mio padre era tenente dell’Esercito Italiano e fu catturato a Corfù e imprigionato a Deblin, in Polonia. Li conobbe molte persone importanti con cui conservò una intensa amicizia» ricorda l’attuale proprietario che ha avuto la geniale idea di trasformare la grande grotta naturale in un luogo di completo rilassamento.

All’ingresso dell’antro ci sono due alti guardiani in legno originari dell’isola di Timor (Indonesia) che rappresentano gli antenati, poco più avanti Anubi ricorda i fasti egiziani mentre un gigante tappeto birmano decora l’altissima parete ove la roccia massiccia si alterna a grosse stalattiti. Tra queste si nasconde il getto di una doccia.

La suggestiva grotta naturale con vasca idromassaggio di acqua calda con sali himalayani

In un viaggio negli USA Attilio Podestà vide una bella vasca idromassaggio in pregiato legno teak di Burma (Birmania) di circa 2 metri di diametro, l’acquistò e la fece portare a Finale dagli artigiani che l’avevano ricostruita e la rimontarono in loco. Ogni mattina nell’acqua calda vengono disciolti i sali himalyani per un trattamento benefico e ritemprante in un contesto spettacolare quanto naturale che rende l’esperienza unica e predispone lo spirito alle squisite pietanze del ristorante, allestito sulla terrazza con medesima pavimentazione in teak birmano che rievoca la “rotonda sul mare” con analogo legno, di origine siamese, proveniente da una vecchia nave a vapore di Genova e riutilizzato per i tavolini e le panche della sala per la prima colazione.

 

SAPORI ANTICHI E CONTEMPORANEI DI LIGURIA

Tradizione, cultura, eleganza e qualità sono alcune delle chiavi di lettura della cucina dello chef Luca Orso che da 10 anni guida la brigata del ristorante Punta Est. Essendo nato e cresciuto nell’entroterra ligure ha saputo insufflare in ogni sua creazione il soffio magico degli antichi sapori sapori in perfetta armonia con i desiderata del proprietario Attilio che racconta un emblematico aneddoto.

«In uno dei miei viaggi internazionali entrai in un ristorante Little Italy e con mia grande sorpresa trovai lo Zemin, una zuppa di bietole e ceci tipica della tradizione ligure che è ormai difficile trovare dalle nostre parti. Per quello decisi che avremmo dovuto riprendere alcuni piatti dimenticati». Un’ampia selezione di essi viene proposta il lunedì sera durante la serata ligure ma i prodotti tipici caratterizzano molte creazioni estrose dello chef tutti i giorni.

La rana pescatrice con citronette e “dripping” di frutta mista abbinata allo spumante Brut ligure Il Maestrale

Nella splendida terrazza affacciata sul Mar Ligure cominciamo la nostra degustazione con un filetto di maiale con cipolle e salsa in agrodolce, croccante e ghiotta entrèe. Il carpaccio di rana pescatrice con citronette e frutta mista è di tale freschezza da sciogliersi in bocca in un simposio di sapori delicati. Entrambi i piatti sono stati accompagnati dallo Spumante Brut Metodo Classico Il Maestrale della cantina La Ginestraia ottenuto da uve del Vermentino della Riviera Ligure di Ponente che sfoggia un perlage fine, ottima freschezza con un’acidità marcata ma garbata. Svela sentori di fiori bianchi ed erbe aromatiche sia al naso che al palato con un finale piacevolissimo di mandorla. Ci è parso doveroso rendere omaggio ai vini autoctoni senza farci tentare dai noti champagne e dai prodotti enoici di altre regioni che rendono varia la carta.

Acciughe fritte con zucchine e la classica panissa ligure

La tradizione culinaria della Liguria è ben rappresentata dalle Fritto di acciughe con zucchine e panissa. E’ una variazione eccelsa rispetto a un’altra pietanza, il Fish & Chips Ligurian Style dove la qualità del pesce e dell’olio extravergine d’oliva fanno la differenza. Le acciughe croccanti vanno a nozze con la tenerissima julienne di zucchine ed i morbidi quadratini di farina di ceci (panissa, da non confondere con il risotto con fagioli e guanciale della tradizione vercellese) cucinati in un fritto leggerissimo.

Gnocchi al pesto con patate e fagiolini

Non potevano mancare gli gnocchi al pesto con patate e fagiolini. Un piatto goloso, ricco in cui le differenti e perfette cotture di patate soffici e fagiolini croccanti sono esaltate dalla punta amarognola dei pinoli interi, volta a ravvivare il freschissimo pesto.

I due piatti sono stati accompagnati da un Vermentino della Riviera Ligure di Ponente Doc Terre Rosse ottenuto dalle uve con coltivazione biologica (non certificata) della regione Le Manie, nella collina accanto a quella dell’hotel Punta Est. Affinato 6 mesi in acciaio e 4 in bottiglia palesa una grande finezza e freschezza al naso con note delicate di salvia e fiori di camomilla. In bocca è pulito e armonioso, con sentori minerali e iodati e percezioni di erba cipollina ed albicocca.

Il Rombo scottato con le verdure

La scottata di rombo con verdure, impilate in un’originale presentazione a forma di torre, impressiona non solo per la varietà di gusti conferita dai differenti vegetali al pesce, in cottura fragrante ed impeccabile, ma anche per la porzione doviziosa che è una delle caratteristiche del ristorante.

Ecco perché abbiamo dovuto chiedere solo un assaggio del pesce spada in salsa d’arancia e caponatina di verdure, tra i piatti preferiti del titolare Attilio, che davvero è una pietanza gustosa, ben equilibrata e raffinata, sia per la qualità del pescato che per l’armonia dei sapori.

Bocconi di spada con capatina di verdure

Ad accompagnarli un Rosè delle Colline Savonesi IGT della cantina “4C”, ottenuto da uve Rossese in purezza, che sprigiona sentori delicati di rosa e fiori rossi, ma anche di fragolina di bosco. Una percezione che ritorna in bocca, dov’è fresco e armonico, in un ventaglio più ampio di frutti rossi che culmina in una nota finale leggermente amabile.

Le proposte culinarie di Punta Est sono destinate a stupire anche nel dessert. Gelato di cipolla di Verezzi con stroscia di Pietrabruna (cialda di farina acqua e olio simile alla sbrisolona) e chinotto candito. Un sublime incanto di dolcezza resa leggermente sapida dall’aroma delicato di cipolla dolce che abbiamo voluto delibare con il Mirto delicatissimo e profumatissimo creato dallo chef Luca Orso con gli arbusti autoctoni del Melogno, come gli altri liquori con finocchietto e limoncello.

Gelato di cipolla di Verezzi con striscia di Pietrabruna e chinotto candito

Proprio questo nettare ci ha aiutati a smaltire una cena deliziosa ma anche un poco pantagruelica. Sorseggiato sul balconcino della nostra splendida camera ha spronato il nostro estro lirico per celebrare adeguatamente un soggiorno paradisiaco facendo eco alle parole di Baudelaire con cui abbiamo cominciato questo scritto. Un’ode a Villa Delachi, ai suoi proprietari ed al suo affiatato staff è davvero indispensabile per descrivere l’atmosfera fatata che si ammira e respira.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio


Punta Est – Finalpia, 30-9-21
 I MUSICI PINI DI VILLA DELACHI

Là tutto è ordine e beltà, lusso, calma e voluttà
Certamente in sogno, il poeta dell’Invito al Viaggio
Celebrato nel grembo della Francia decadente,
Scorse luoghi un po’ segreti e un po’ fatati.

Ove l’emozione impregna gli occhi di sospiri
Vividi come la luna in falce
Roridi come la mareggiata più dolce.
Nelle azzurre acque della riviera di Finalpìa

Anche il cupo cantore di splenetici versi
Avrebbe incontrato il riflesso dei suoi miraggi
Ove un promontorio ubertoso di secolare verdeggiare
Dispensa estasi agli spiriti che ne sono sitibondi.

Là tutto è ordine e beltà, lusso, calma e voluttà!
Sotto le fronde dei pini musici di Villa Delachi
Ove il parco canta con le onde in coro
I ruggiti della salsedine e le nenie dei cuori.

Melodiose, feeriche surgive versa nell’anima
La cornucopia di assaggi e memorie dell’Eden…
Qui l’inclito musicante seminó la brama
Di un antico maniero intarsiato nella roccia…

Ove persino in una grotta scolpita dalla natura
La devozione ai misteri del mare si fece spartito
All’ombra degli stessi pini musìci che senza tregua
Intonano agli eletti i ditirambi di remoti abissi
Gli inni di nuove albe suonate dal vento…

E l’indomabile danza della marea
Pur nutrendosi delle nostre mille orme
Ci lascia nel respiro un anelito d’eternità.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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